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Stile Industriale

Lo stile Industriale affonda le sue radici nella tendenza “Vintage” con degli indirizzi stilistici prettamente derivanti dal mondo del lavoro. Le forme e i materiali sono determinati più da considerazioni di carattere estetico che dalla loro reale ed effettiva funzione; alla parola d’ordine “praticità” dello stile professionale si è sostituito il concetto di “recupero e revisione funzionale”. Non c’è assolutamente spazio per gli orpelli o per divano morbidi e confortevoli, ma le stanze possono stranamente apparire come colme di oggetti inutili. Questo stile si serve di elementi originariamente progettati per un uso produttivo quando sono dotati di un gusto particolarmente “crudo” ed in qualche modo anche un po’ “sporco” e usurato, proprio come avviene nel “Vintage” così di moda a proposito di abbigliamento. Questo stile nasce dall’idea di “riutilizzo” che ha cominciato a prendere piede quando si è iniziato a “riconvertire” gli edifici produttivi Newyorkesi, trasformandoli in Loft già dalla fine degli anni ’70.

Nello stile Industriale le forme sono nette e definite, riconoscibilissime e riconducibili tutte alla regolarità della geometria: quadrati, rettangoli, triangoli, ellissi, quindi cubi e parallelepipedi, mai uniti fra loro. I materiali e le finiture sono principalmente ferro nero o rugginoso, ottone sporco ed ossidato, ceramiche crepate o legno massello consumato, grezzo e nodoso, vetri antichi e acciaio trovano il loro utilizzo. Questo stile prevede poche decorazioni, spesso Vintage con oggetti che rendano la casa più accogliente. Per ottenere un effetto “industrial” davvero efficace sta nel saper comporre “regolato disordine”. I colori utilizzati e caratteristici di questo stile sono tinte a toni neutri ma ombrosi come il nero, il grigio, il caffè e il metallizzato, accoppiati con i legni neutrali e consumati, ravvivati da alcuni rari accenti brillanti e vivaci così come accadeva con le insegne presenti una volta nelle officine meccaniche. Le pareti sono in tinta unita beige e grigie ma molto spesso vengono usate carte da parati con motivi geometrici e astratti, oppure che simulano muri in cemento o più di frequente quelli scalcinati con mattoni a vista.

L’illuminazione vede l’utilizzo di elementi a sospensione, dal senso un po’ artigianale in vetro ma anche con grossi diffusori, e l’utilizzo spesso di faretti direzionali fissati a binari, tutto ciò che deriva anche dal fatto che come stile nasce proprio dal riadattamento di vecchi capannoni o aziende di grandi dimensioni e soprattutto grandi altezze. Sono “Industriali” le grosse lampade che una volta illuminavano l’interno dei capannoni, ma anche la ghiacciaia che una volta stava dietro al banco di un salumiere.

Nel design Italiano possiamo ricordare alcuni tra i numerosi oggetti che ricordano questo stile, come la sedia Wassily di Marcel Breuer del 1925, o la lampada Traccia dei fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni del 1962, o ancora il tavolo Nomos di Norman Foster del 1989.

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